venerdì 14 settembre 2007

I PADRONI

PASSANO I MESI, GLI ANNI , I SECOLI MA I PADRONI RESTANO SEMPRE GLI STESSI ,SCHIAVISTI NELL'ANIMO E NEI FATTI E SE LI APPELLI COME PADRONI SI RISENTONO PURE, PERCHE' INVECE LORO POVERINI SONO QUELLI CHE SOPPORTANO UN SACCO DI DISAGI PER DARE UNO STIPENDIO A TE , CHE VIVI NEL TUO TRANQUILLO LIMBO DI LAVORATORE DIPENDENDENTE SENZA ALCUN PROBLEMA AL MONDO!!! DATORI DI LAVORO AI QUALI SONO STATI DATI TUTTI GLI STRUMENTI LEGALI PER FREGARTI ( DEI CONTRATTI A PROGETTO NE VOGLIAMO PARLARE? ) E CHE SI ATTEGGIANO A VITTIME E PIANGONO MISERIA! CHE SCHIFO!!!!!

19 commenti:

Ai Ferri Corti ha detto...

i padroni saran sempre quelli ma quelli che prima eran "lavoratori dipendenti" e che poi si sono elevati - alcuni, anzi molti, con sacrifici, fatica impegno ed onestà, non lo nego - al ceto superiore degli "imprenditori", sono proprio fetenti.
Vah!
Scusa lo sfogo.

Typesetter ha detto...

Salud!

Ai Ferri Corti ha detto...

soccia che discorso da compagna che ho fatto!
ma rincaro la dose.
conosco donne che han fatto i picchetti alla fiat negli anni '70 che da imprenditrici adesso negano i diritti alle proprie dipendenti quali maternità, permessi e congedi familiari.
Alla domanda "uè ciccia, ma proprio da te non me l'aspettavo" la risposta è stata: con l'età si cambia idea. E poi quelli erano altri tempi.

Come dice il proverbio, a 20 anni sei comunista e a 60 sei fascista. Altrimenti non hai capito nulla nella vita.

Mi rendo conto con sgomento che ormai sono sulla trentina. Aiuto!

ines ha detto...

Bingo!!! Hai centrato perfettamente l'obiettivo. Il mio sfogo è scaturito proprio da una discussione con un 60enne sedicente "compagno" che a 20 anni militava nel PC e che si considera ancora di sinistra! Non aggiungo altro se non che io sono sulla cinquantina ma sui diritti dei lavoratori la penso ancora come quando avevo 20 anni.Certo da qui a sessant'anni tutto può accadere.........

aiferricorti ha detto...

Ma di tutti questi discorsi sul costo del lavoro che ne dici?

ines ha detto...

Se cerchiamo di mantenere un punto di vista obiettivo devo riconoscere che il costo del lavoro nel nostro Paese è oiuttosto elevato, senza entrare in particolari da economista ti dico che nel mio settore lavorativo - turismo - un dipendente che prende 1000 euro di stipendio netto ti costa più o meno il doppio tra contributi e imposte varie. Questo è il motivo per cui il lavoro nero ha avuto vita facilissima negli ultimi decenni! Purtroppo , nonostante le chiacchiere dei politici, i contratti a progetto non hanno migliorato granchè la vita dei lavoratori ma hanno di sicuro migliorato quella dei datori di lavoro.Infatti ora hanno tra le mani tante tipologie di contratto che gli permettono di essere in regola con la legge , diminuire i costi del lavoro ( i contributi versati fanno ridere, niente tredicesima nè quattordicesima, niente ferie pagate , la maternità che cos'è?)e non avere impegni definitivi con i lavoratori. Questa la chiamano "flessibilità"!Se questo portasse effettivamente ad un successivo contratto a tempo indeterminato sarebbe ottimo, ma purtroppo così non è, e di fatto i contratti a progetto hanno semplicemente ridotto di molto i contratti regolari, quelli che ti danno una certa sicurezza , che ti permettono di accedere ai mutui, che ti consentono di pagare un affitto che ti aiutano a programmare un futuro.Naturalmente il discorso è complesso e andrebbe sviluppato in modo più approfondito, ma in linea di massima se si riuscisse ad invervenire davvero sui costi del lavoro, rendendo meno onerosa l'assunzione a tempo indeterminato, probabilmente qualcosa potrebbe migliorare non solo per i datori di lavoro.E' d'obbligo precisare che questi solo solo pensieri di una lavoratrice dipendente nonchè mamma di 2 ragazzi che entrano ora nel mondo del lavoro che a volte si chiede se i nostri politici vivono nello stesso mondo in cui viviamo noi, perchè a sentirli parlare non si direbbe proprio!!

Anonimo ha detto...

allora, mi sa che è un po' così in tutti i settori.
Con la differenza che qui in zona tendono a metterti di fronte ad un aut-aut. "Apri P.iva, tanto è facile entri anche tu nel magnifico mondo dorato dell'imprenditoria - perchè chi fa grande questo paese sono gli imprenditori - lavori per noi in esclusiva per 8 ore al giorno 5 giorni a settimana e ti porti a casa il tuo stipendietto, più o meno in linea con chi è assunto in modo tradizionale. Ah, a proposito. "Esclusiva vuol dire che anche se ti resta tempo nella tua giornata, non puoi lavorare per altri, eh..."

Typesetter ha detto...

Per noi il problema è diretto: cinquant'anni fa mia nonna andava a fare le pulizie nelle case, adesso siamo state costrette da assumere una "badante" per aiutarla, almeno finché non si sarà ripresa dalle conseguenze dell'operazione. Mi fa una strana impressione...

Ancora, il problema, per come la vedo io, non è usare il contratto a progetto o quant'altro come trampolino per un contratto a tempo indeterminato. Credo, viceversa, che i problemi siano di natura culturale: da un lato la stasi del mercato del lavoro tale per cui a un contratto a progetto concluso non ne sussegua quasi immediatamente un altro come avviene nella maggior parte dei paesi europei (cosa che si traduce in una reale flessibilità), dall'altro il fatto che i datori di lavoro italiani tendono a usare il contratto a progetto come succedaneo dell'assunzione, senza dare un riconoscimento concreto (leggasi monetario) al fatto che in luogo di assumere una persona la prendi per realizzare un singolo progetto, senza alcuna tutela, e per questo dovresti pagarla di più non di meno. In qualsiasi altro paese europeo, è possibile di scegliere di lavorare con contratti a breve scadenza perché il emrcato del alvoro è cartterizzato da un rapido turnover sia per i lavoratori che per le aziende e dal fatto che questo contratto viene pagato di più, al mese, anziché di meno: insomma io potrei scegliere di vivere cambiando lavoro ogni sei mesi perché mi piace così: avrei una o due settimane di disoccupazione tra un lavoro e l'altro, non avrei né ferie né cassa malattia, ma in cambio avrei un 30% in più in busta che compensa. In Italia invece ti prendono con l'idea magari di tnerti come "precario stabile", sempre nel limbo, e per questo ti pagano meno, in cambio se perdi il lavoro sono cazzi trovarne un altro.

Ai Ferri Corti ha detto...

soccia typesetter se ci sai!

ps il commento anonimo di prima era mio. Scusate, di solito firmo i miei pensieri. Solo che non ero loggata.

Typesetter ha detto...

A qusto proposito: "esclusiva" non vuole dire che non puoi lavorare per altri in assoluto:normalmente vuole dire che non puoi fare la stessa tipologia di lavoro per altri, però puoi fare un lavoro completamente diverso e non collegabile. Putacaso, se fai l'ingegnera per la società X, non puoi fare l'ingegnera per la società Y, nemmeno come consulente: però puoi insegnare disegno tecnico in una scuola o lavorare come cuoca per un catering e così via.

Ai Ferri Corti ha detto...

quindi, tu mi costringi per lavorare ad essere "imprenditore" però così mi vincoli a fare il dipendente. Perchè se la mia attività è fare consulenza o sviluppo software o caztamaza e vige il comandamente "non avrai altro cliente all'infuori di me", francamente con la definizione di libero professionista posso, come dire senza essere volgare... ci siamo capite, dai!.
Sono d'accordo che se lavoro per te allora non vado a divulgare i tuoi affari privati a gigino il fruttarolo che magari è tuo concorrente. Ma se poi pretendi che io firmi un contratto dove non posso lavorare per la sciura silvia perchè ha una non meglio precisata attività commerciale, pena una penale che è superiore al compenso annuo percepito... francamente mi girano.
E' come se dicessi ad un commercialista che deve tenere la contabilità a uno ed un solo cliente. Chi lo farebbe? A fronte poi di un compenso economico che dal mio punto di vista (di sedicente "lavoratore autonomo, eh!") non è per nulla più alto di un lavoratore dipendente (perchè se faccio impresa allora il mio obiettivo non è tirare a campare come si suol dire a bologna, ma è l'utile...). E adesso, come se giocassimo a briscola, ci metto il carico. Dunque. Fare l'imprenditore in questo stato che ti schiaccia con le tasse e i balzelli è difficile. Ok, lo posso capire. Capisco che riduci i costi, soprattutto quelli del lavoro. Me ne faccio una ragione. Capisco che pagare una fattura possa essere più economico che pagare uno stipendio (ma ti assicuro che nel mio settore la differenza è davvero poca). Me ne faccio una ragione. Sento dire che per saltarci fuori devi fare così. Ok, facciamo tutti così. Sento dire che per forza per saltarci fuori devi evadere. Allora dico: bene! evadiamo tutti insieme! E siamo tantissimiiiii!. Dai, mi dai quei soldi lì, ti faccio anche uno sconto, ci mettiamo d'accordo ci guadagnamo tutti e due. Risposta: no. Perchè? perchè mi fai fattura scarico iva e diminuisce il reddito pago meno di tasse.
????
Ma scusa, un normale rapporto di dipendenza non si può mica avere??
No.
Niente nero?
Niente nero.
Perchè? Perchè il nero me lo fa l'operaio che sta qui 20 ore in più alla settimana e più mi fa roba più io vendo. ed il resto è tutto guadagno.
e io non posso in nero?
No.
Perchè?
perchè il tuo non è mica un lavoro che produce, star seduta al pc!

Ebbene signore e signori, il mio lavoro in un'azienda è il miglioramento continuo. Miglioramento dell'immagine, miglioramento della produttività. Capire dove il processo produttivo è carente, capire dove con una migliore organizzazione del lavoro sia "umano" che dei macchinari posso non solo guadagnare di più, ma anche essere più competitivo. (e qui ci starebbe un - caro imprenditore se non lo capisci da te allora sei un bel ciappinaro!)

Signore e signori, mi sono resa conto che se la sottoscritta lavora per migliorare la produttività di un'azienda è, della stessa azienda un parassità che succhia sangue e non produce risultati!

Per la serie "Misteri" abbiamo trasmesso le peripezie di Aiferricorti che sta cercando un'occupazione per il prossimo anno. Vorrebbe un'occupazione di natura "dipendente". Ma le va bene anche continuare con qualcosa di precario se c'è solo quello in giro. Vorrebbe un'attività onesta, vorrebbe essere certa che il suo pagare le tasse potesse essere realmente e concretamente di aiuto per chi, per vicissitudini della vita, fa fatica a tirare avanti. Ne sarebbe orgogliosa. Perchè sa che se un giorno lei ne avesse bisogno ci sarebbe qualcuno, in quel momento più fortunato, che le potrebbe dare una mano.
Alla fin fine trova una proposta, un contratto di lavoro dipendente. Tempo determinato. Va bè, sa che è prassi comune usare il tempo determinato per un'eventuale inserimento più stabile. Fiduciosa va al colloquio prima di firmare il contratto. Ehm, dunque, le dicono: "signorina, questo è un tempo determinato ma dunque lei dovrebbe evitare di avere figli per i prossimi due anni...". Tempo determinato per un anno e mi dici che non devo farmi ingravidare per almeno due anni?
Altrimenti non assumono una donna. Prendono un uomo. Hanno preso in considerazione il mio curriculum perchè è di degno rispetto. Ma sono una donna, per giunta sposata, e quindi sono a rischio procreazione. E allora sono un peso morto. Azz!

Ragionamento: "allora come lavoratrice altamente qualificata e per di più donna... sono un parassita".


ma se continua così, sarà dipendendente con eventuale prole solo da mamma e papà. Che fortunatamente possiedono ancora qualche taburro di terra. Sperando che piova, che con due zucchine, quattro patate e tre pomodori ci facciam pranzo e cena.

A-riscusate lo sfogo, ma non so se son io che ho una faccia che ispira "a questa la meniam per il naso ben benino"... oppure la situazione sta degenerando.

Nel frattempo, mi rimbocco le mie manichine e se c'è anche da spalar letame io non mi tiro indietro.

ines ha detto...

Scusate la latitanza ma sto per lasciare uno dei miei due lavori part time e quindi non ho molto tempo a disposizione , non volendo lasciar sospesi dietro di me. E si perchè tanto per rimanere in tema, da quando ho avuto la prima figlia , ho scelto di fare il part time e devo dire che non me ne sono pentita mai. Quando però , con i figli oramai grandi, ho tentato di riprendere il tempo pieno, non è stato possibile e così ora mi trovo con due part time uno con regolare contratto di assunzione, l'altro naturalmente a progetto.Che dire? Lavoro più ore di un lavoratore tradizionale, utilizzo la pausa pranzo per trasferirmi da un ufficio all'altro e la mia qualità di vita è sensibilmente peggiorata. Inoltre al momento della dichiarazione dei redditi ho scoperto di dover restituire in tasse praticamente un terzo di quello che avevo guadagnato col progetto (tutto ciò per recuperare qualche contributo che col part time ho perso). E quindi ho deciso di abbandonare il lavoro pomeridiano. Ti devo dire Ai ferri corti, che i discorsi che ti senti fare , mi sono noti, perchè all'inizio della mia vita lavorativa sono stati fatti anche a me, con l'eccezione che allora non c'erano i contratti a progetto ma si usava farci firmare una lettera di dimissioni senza data, così se per caso osavi rimanere incinta sapevi già che fine avresti fatto.E poi si lamentano che le nascite sono a zero!!
Se le cose funzionassero come dici tu Typesetter, sarebbe magnifico,avremmo la possibilità di scegliere,di fare più esperienze,di acquisire capacità in più settori.Ma in questo momento sembra solo utopia, almeno in Italia.

Ai Ferri Corti ha detto...

ines, qualcuno la lettera con le dimissioni pre-firmate cerca di rifilarla ancora. Purtroppo. Mi è successo personalmente e non mi sono "piegata" solo perchè le mie condizioni me lo permettevano, ma conosco chi, pur di portare a casa la pagnotta, deve "adattarsi".
Francamente il panorama che mi si è spiegato davanti in questi due giorni è "o lavori e non avrai figli" oppure "fai figli ma non lavori". Fortunatamente il maritino è un uomo e questi problemi non ne ha.

Typesetter ha detto...

ai ferri corti: sono una donna e di questi problemi (volente o nolente, e io ero volente prima di essere anche nolente) non li ho nemmeno io. Non sono certa di rallegrarmene: avevo ancora una decina d'anni per ripensarci, eventualmente, anche se dubito fortemente l'avrei fatto: i bambini sono belli solo s stanno fermi e zitti e non li devi nemmeno spolverare. O arrosto.

Ai Ferri Corti ha detto...

typesetter, neanch'io avevo 'sti problemi prima di sposarmi.
Ora che lo sono, ce li ho. Finchè morte non ci separi.

ines ha detto...

Ai ferri corti: Io, pur non essendo un'ottimista, penso però sempre positivo e mi sento quindi di incoraggiarti a non desistere nella tua ricerca di un lavoro , perchè prima o poi troverai il datore di lavoro onesto. Ti assicuro che ne esistono molti anche se di loro non si parla. Con pazienza e costanza si riesce ad essere lavoratrice,madre,moglie con soddisfazione anche se con gran fatica.E alla fine del percorso , alla mia età , si può finalmente tornare ed essere soltanto se stesse,e, con grande serenità e tutta l'autostima conquistata nel corso degli anni , ricominciare a programmare il proprio futuro in base soltanto alle proprie esigenze.Quindi coraggio e In bocca al lupo!!!!

Typesetter ha detto...

Ecco, io non ho neppure il problema di sposarmi sono filosoficamente contraria al matrimonio e non sono particolarmente propensa nemmeno alla convivenza: la mi situazione ideale è da single o, al limite, accompagnata ma con case separate. Al limite-limite casa in comune ma camere da letto separate o ognuno si fa il suo bucato. No-no, non sono donna familiare!

Typesetter ha detto...

Quanto ai figli, se anche ne volessi, adesso non ne posso comunque fare. Il ché per me è sostanzialmente di sollievo! YEAH! Sono sterile! YEAH!

aiferricorti ha detto...

grazie per gli incoraggiamenti e scusate lo sfogo.
anch'io ero filosoficamente contraria al matrimonio. Poi sono impazzita.